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Concerts in Borromini’s Sacristy: 10 settembre

SAGRESTIA DEL BORROMINI, Chiesa di Sant’Agnese (Piazza Navona), Roma
STARTING AT 5.45 PM (the concert lasts one hour)

MASTERPIECES FOR VIOLIN AND PIANO
BARBARA DI MARIO: pianoforte

PROGRAM

di Tomaso Antonio Vitali (1663/1745)
Ciaccona in sol minore

di Pietro Antonio Stefano Mascagni (1863/1945)
Tema da “L’amico Fritz”

di Niccolò Paganini (1782/1840)
“Cantabile”

di Germano Mazzocchetti (1952)
"Visioni simultanee" per violino e pianoforte

di Astor Piazzolla (1921–1992)
"Nightclub 1960" da "Histoire du Tango" per violino e pianoforte

di Max Richter (1966)
Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons (2012)
  • Spring 0, 1, 2, 3 (da La Primavera, Op. 8 n. 1)
  • Summer 1, 2, 3 (da L'Estate, Op. 8 n. 2)


  • Incontro di Stili
    Un percorso attraverso oltre tre secoli di musica, nel quale il violino diventa di volta in volta voce, gesto, racconto e materia sonora. Dalla tensione solenne della Ciaccona in sol minore attribuita a Tomaso Antonio Vitali si passa al lirismo di Pietro Mascagni, con un tema tratto da L’amico Fritz, e quindi al Cantabile di Niccolò Paganini, pagina intima e intensamente melodica che rivela un volto del compositore lontano dal solo virtuosismo.
    Con Visioni simultanee di Germano Mazzocchetti il programma entra nel presente, trasformando in suggestione musicale la simultaneità di piani e prospettive del celebre dipinto futurista di Umberto Boccioni. Nightclub 1960, da Histoire du Tango di Astor Piazzolla, porta poi il tango nel cuore del Novecento, là dove ritmo, jazz, bossa nova e nuova scrittura concertistica si incontrano.
    A concludere il percorso è Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons: attraverso Spring e Summer, la musica di Vivaldi riaffiora come una memoria conosciuta che Richter frammenta, ripete e ricompone. Il passato non viene cancellato, ma ascoltato nuovamente da una prospettiva contemporanea. È questo il filo che attraversa l’intero concerto: la capacità della musica di trasformarsi nel tempo senza perdere la propria voce.

    Masterpieces for Violin and Piano
    A journey through more than three centuries of music, in which the violin becomes, in turn, voice, gesture, narrative and sound itself. From the solemn intensity of the Chaconne in G minor, traditionally attributed to Tomaso Antonio Vitali, the programme moves into the lyrical world of Pietro Mascagni through a theme from L’amico Fritz, and then to Niccolò Paganini’s Cantabile, an intimate and deeply melodic work revealing a side of the composer far removed from virtuosity for its own sake.
    With Germano Mazzocchetti’s Visioni simultanee, the programme enters the present, translating into musical imagination the overlapping planes and perspectives of Umberto Boccioni’s celebrated Futurist painting. Astor Piazzolla’s Nightclub 1960, from Histoire du Tango, then brings us into the twentieth century, where tango encounters jazz, bossa nova and a new conception of concert music.
    The journey concludes with Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons. In Spring and Summer, Vivaldi’s music emerges like a familiar memory, fragmented, repeated and recomposed through Richter’s contemporary language. The past is not erased, but heard again from a new perspective. This is the thread running through the entire concert: music’s ability to transform through time without losing its voice.

    NOTE AL PROGRAMMA
    PROGRAMME NOTES

    Tomaso Antonio Vitali
    Ciaccona in sol minore
    La Ciaccona in sol minore, tradizionalmente attribuita a Tomaso Antonio Vitali, apre il concerto con una delle forme più antiche e affascinanti della musica strumentale europea: la ciaccona, costruita sulla continua trasformazione di un nucleo armonico ricorrente. Da questa struttura apparentemente immobile nasce invece un arco musicale di straordinaria intensità. Il violino amplia progressivamente il proprio spazio, passando dalla linea melodica alla declamazione, dal canto al virtuosismo, mentre l’armonia attraversa territori sempre nuovi. La storia stessa del brano possiede qualcosa di enigmatico. La sua attribuzione a Vitali è stata a lungo discussa e la composizione divenne celebre soprattutto attraverso l’edizione pubblicata nel 1867 dal violinista Ferdinand David, che contribuì in modo decisivo alla sua fortuna nel repertorio violinistico. Al di là della questione filologica, resta la forza di una musica che sembra procedere per accumulazione: una stessa idea ritorna, cambia volto, cresce fino a trasformarsi in una grande architettura espressiva.

    English
    The Chaconne in G minor, traditionally attributed to Tomaso Antonio Vitali, opens the concert with one of the most fascinating forms of European instrumental music: the chaconne, built upon the continuous transformation of a recurring harmonic foundation. From this apparently stable structure emerges a remarkably intense musical arc. The violin gradually expands its expressive space, moving from melody to declamation, from song to virtuosity, while the harmony continually opens onto new terrain. The history of the work itself carries an element of mystery. Its attribution to Vitali has long been debated, and the piece became widely known through the edition published in 1867 by the violinist Ferdinand David, which established its lasting place in the violin repertoire. Beyond questions of authorship, its expressive power remains unmistakable: a musical idea returns again and again, changing its form and gathering energy until it becomes a vast dramatic architecture.


    Pietro Antonio Stefano Mascagni
    Tema da L’amico Fritz
    Dopo la tensione della Ciaccona, Mascagni porta il concerto nella dimensione del teatro e della voce. L’amico Fritz, commedia lirica in tre atti composta nel 1891 e rappresentata per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 31 ottobre dello stesso anno, mostra uno degli aspetti più delicati della scrittura mascagnana: un lirismo intimo, immediato, affidato a melodie capaci di respirare come una voce umana. Nel tema proposto in concerto il violino raccoglie proprio questa eredità vocale. Non è più soltanto uno strumento: fraseggia, sospira, tende la linea e la lascia distendersi, mentre il pianoforte ne sostiene il percorso. È un breve affaccio sul mondo dell’opera italiana, nel quale la melodia non è ornamento ma racconto e sentimento.

    English
    After the intensity of the Chaconne, Mascagni leads the concert into the world of theatre and the human voice. L’amico Fritz, a three-act lyric comedy composed in 1891 and first performed at Rome’s Teatro Costanzi on 31 October of that year, reveals one of the most delicate aspects of Mascagni’s writing: an intimate and immediate lyricism shaped by melodies that seem to breathe like the human voice. In the theme heard in this concert, the violin takes on precisely this vocal quality. It does not simply play a melody: it phrases, sighs, stretches the line and allows it to unfold, supported by the piano. For a few minutes the instrumental duo opens a window onto the world of Italian opera, where melody becomes both narrative and emotion.

    Niccolò Paganini
    Cantabile
    Il titolo dice già quasi tutto: Cantabile. Paganini, figura che l’immaginario collettivo associa immediatamente alla vertigine tecnica e al virtuosismo estremo, mostra qui il volto opposto e complementare della propria arte. Il Cantabile in re maggiore, catalogato MS 109, affida al violino una melodia ampia e luminosa, sorretta con discrezione dal pianoforte. Il catalogo tematico paganiniano segnala inoltre che il manoscritto conservato alla Biblioteca Casanatense è scritto proprio per violino e pianoforte. La difficoltà non consiste qui nello stupire, ma nel far cantare lo strumento: sostenere il suono, modellare ogni frase e conservare naturalezza anche nei passaggi più espressivi. È il Paganini vicino alla tradizione del belcanto italiano, nel quale la tecnica scompare dietro la semplicità apparente di una voce che sembra non aver bisogno di parole.

    English
    The title says almost everything: Cantabile. Paganini, so often associated with breathtaking technique and extreme virtuosity, reveals here the opposite yet complementary side of his art. The Cantabile in D major, MS 109, gives the violin a broad and luminous melodic line, discreetly supported by the piano. According to the Paganini Thematic Catalogue, the manuscript preserved in Rome’s Biblioteca Casanatense is in fact scored for violin and piano. The challenge here is not to astonish, but to make the instrument sing: to sustain the sound, shape every phrase and preserve a sense of naturalness even at moments of greatest expression. This is Paganini close to the Italian bel canto tradition, where technique disappears behind the apparent simplicity of a voice that seems to need no words.

    Germano Mazzocchetti
    Visioni simultanee per violino e pianoforte
    Con Germano Mazzocchetti lo sguardo cambia radicalmente. Composto per violino e pianoforte nel 2015, Visioni simultanee nasce dall’omonimo dipinto di Umberto Boccioni, opera fondamentale della ricerca futurista. Nel quadro una figura femminile si affaccia verso la città: strada, case, persone e spazio domestico non sono più realtà separate, ma si curvano, si attraversano e si sovrappongono, offrendo simultaneamente differenti punti di vista. Il pressbook richiama proprio questa compenetrazione di piani come origine poetica del brano. Il lavoro di Mazzocchetti risulta documentato come composizione del 2015, eseguita anche alla Sorbona di Parigi. Il titolo diventa così una chiave d’ascolto. Non si tratta di tradurre un quadro in musica in modo descrittivo, ma di entrare nella sua idea di simultaneità: percezioni che convivono, immagini che si richiamano, presente e memoria che possono apparire nello stesso istante. Violino e pianoforte diventano due prospettive di un unico spazio sonoro, in un gioco continuo tra ciò che emerge in primo piano e ciò che rimane sullo sfondo.

    English
    With Germano Mazzocchetti the perspective changes radically. Written for violin and piano in 2015, Visioni simultanee takes its inspiration from Umberto Boccioni’s painting of the same name, a key work in Futurist experimentation. A woman looks out over the city while streets, buildings, figures and interior space cease to exist as separate realities: they bend, intersect and overlap, allowing several viewpoints to coexist at once. This interplay of superimposed planes is also at the heart of the description contained in the concert pressbook. The work is documented as a 2015 composition for violin and piano and was also performed at the Sorbonne in Paris.
    The title therefore becomes a way of listening. Rather than literally translating a painting into sound, the music invites us into Boccioni’s idea of simultaneity: perceptions existing side by side, images calling to one another, present experience and memory appearing within the same instant. Violin and piano become two perspectives within a single musical space, constantly shifting between foreground and background.

    Astor Piazzolla
    Nightclub 1960 da Histoire du Tango
    Con Piazzolla il viaggio approda a Buenos Aires e a uno dei momenti decisivi della storia moderna del tango. Nightclub 1960 è il terzo episodio di Histoire du Tango, la suite con cui Piazzolla racconta le trasformazioni del genere nel corso del Novecento. Nelle note originali del compositore, il 1960 è il tempo degli scambi internazionali, dell’incontro tra il tango argentino e la bossa nova brasiliana e di un pubblico che entra nei nightclub non soltanto per ballare, ma per ascoltare seriamente una musica ormai profondamente trasformata. È il mondo del nuevo tango: impulso ritmico e libertà, energia urbana e improvvisi slanci lirici convivono nella stessa pagina. Il brano alterna tensione e canto, accenti netti e momenti più distesi, restituendo quella duplice natura che rende la musica di Piazzolla immediatamente riconoscibile: profondamente legata alla propria origine popolare e, nello stesso tempo, proiettata verso il jazz e la musica da concerto. Anche il pressbook sottolinea proprio il contrasto fra sezioni ritmiche vivaci e melodie fortemente espressive.

    English
    With Piazzolla, the journey reaches Buenos Aires and one of the decisive moments in the modern history of tango. Nightclub 1960 is the third movement of Histoire du Tango, the suite in which Piazzolla traces the genre’s transformation through the twentieth century. In the composer’s own programme note, the 1960s are an age of expanding international exchange, when Argentine tango meets Brazilian bossa nova and audiences begin to gather in nightclubs not simply to dance, but to listen attentively to a radically renewed form of tango. This is the world of nuevo tango: rhythmic drive and freedom, urban energy and sudden lyrical expansion coexist within the same music. Incisive gestures alternate with more singing, expressive passages, creating the dual character that makes Piazzolla’s language instantly recognisable—deeply rooted in popular tradition while simultaneously reaching towards jazz and the concert hall. The original pressbook likewise highlights this contrast between lively rhythmic sections and intensely expressive melodies.

    Max Richter
    Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons
    Spring 0, 1, 2, 3 – Summer 1, 2, 3
    Il concerto si chiude ritornando, apparentemente, al punto di partenza: alla musica barocca. Ma il Vivaldi che ascoltiamo è ormai attraversato dal presente. Nel 2012 Max Richter affronta Le quattro stagioni non come materiale da trascrivere, ma come una memoria musicale da riaprire. Frammenti riconoscibili vengono isolati, ripetuti, sovrapposti e ricollocati in nuove architetture, dentro un linguaggio segnato dal minimalismo e dal postminimalismo. Nel descrivere il progetto, Richter parlò del desiderio di creare un ibrido che fosse contemporaneamente Vivaldi e Richter, mantenendo vivo lo spirito dell’originale. Il pressbook sottolinea a sua volta la natura di vera e propria “ricomposizione” dell’opera vivaldiana. La selezione di Spring e Summer rende particolarmente evidente questo processo. Talvolta basta un frammento perché la memoria riconosca immediatamente Vivaldi; subito dopo, però, quel frammento viene sospeso, moltiplicato o spostato e comincia ad appartenere a un paesaggio sonoro diverso. La Primavera conserva la propria energia germinativa; l’Estate la tensione luminosa e inquieta che conduce verso la tempesta. Richter non sostituisce Vivaldi: lo osserva a distanza di quasi tre secoli e gli permette di parlare nuovamente. È forse qui che il titolo Incontro di Stili trova il suo significato più profondo. Il concerto non procede semplicemente dal passato al presente: mostra piuttosto quanto il passato continui ad abitare la musica di oggi, trasformandosi ogni volta che qualcuno torna ad ascoltarlo.

    English
    The concert closes by apparently returning to its starting point: the Baroque. Yet the Vivaldi we hear has already passed through the experience of the present. In 2012 Max Richter approached The Four Seasons not as music to be merely transcribed, but as a musical memory to be reopened. Familiar fragments are isolated, repeated, layered and placed within new structures shaped by minimalist and post-minimalist thinking. Richter described his aim as creating a hybrid that would remain at once Vivaldi and Richter while preserving the spirit of the original. The concert pressbook likewise presents the work as a genuine recomposition and reinterpretation of Vivaldi’s score. The selection from Spring and Summer makes this process especially clear. At times a single fragment is enough for memory to recognise Vivaldi immediately; moments later, that fragment is suspended, multiplied or displaced until it belongs to a different sound world. Spring retains its sense of awakening and motion; Summer its luminous, restless tension leading towards the storm. Richter does not replace Vivaldi: he looks back at him across almost three centuries and allows the music to speak again. It is perhaps here that the title An Encounter of Styles finds its deepest meaning. The concert does not simply travel from past to present; rather, it reveals how profoundly the past continues to inhabit the music of today, changing each time we return to listen.
    Ente del Terzo Settore iscritto al RUNTS n° 88803 in data 07/11/2022 e Scuola di Musica inserita nell'elenco delle Scuole di Educazione Musicale riconosciute dalla Regione Lazio con determinazione n. G16116 del 22/11/2022 . Gli iscritti al Luogo Arte Accademia Musicale possono usufruire della detraibilità dell'imposta sul reddito.
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