Concerts in Borromini’s Sacristy: 3 dicembre
SAGRESTIA DEL BORROMINI, Chiesa di Sant’Agnese (Piazza Navona), Roma
STARTING AT 5.45 PM (the concert lasts one hour)
NOTTURNI, SERENATE E PASSIONI
LUANA STRUPPA: pianoforte
PROGRAM
di Ludwig van Beethoven (Bonn 1770 – Vienna 1827)
Sonata per pianoforte n. 31 in La bemolle maggiore, op. 110
di Franz Schubert (Vienna 1797 – Vienna 1828) – Franz Liszt (Raiding 1811 – Bayreuth 1886)
Ständchen (Serenata), da Schwanengesang D. 957, trascrizione per pianoforte S. 560 n. 7
di Franz Liszt (Raiding 1811 – Bayreuth 1886)
Sonetto 104 del Petrarca, da Années de pèlerinage, Deuxième année: Italie, S. 161 n. 5
di Fryderyk Chopin (Żelazowa Wola 1810 – Parigi 1849)
Notturno in Re bemolle maggiore, op. 27 n. 2
di Fryderyk Chopin (Żelazowa Wola 1810 – Parigi 1849)
Barcarola in Fa diesis maggiore, op. 60
NOTTURNI, SERENATE E PASSIONI
Romanticismo, dove la profondità della scrittura musicale incontra il lirismo, la poesia e il virtuosismo. Il recital di Luana Struppa si apre con la Sonata op. 110 di Beethoven, opera di straordinaria ricchezza espressiva, per proseguire con la celebre Serenata di Schubert nella trascrizione pianistica di Liszt e il Sonetto 104 del Petrarca, nel quale la musica si confronta con la parola poetica. Il programma si conclude con due capolavori di Chopin, il Notturno op. 27 n. 2 e la Barcarola op. 60, pagine nelle quali il pianoforte esprime tutta la propria capacità di cantare, evocare atmosfere e costruire un discorso musicale di grande intensità. Un repertorio che attraversa differenti forme di espressione, dalla complessità architettonica della Sonata alla libertà del canto pianistico, mettendo in luce le molteplici possibilità timbriche ed espressive dello strumento.
A programme exploring some of the most expressive works of the piano repertoire, from Beethoven to Romanticism, where musical depth meets lyricism, poetry and virtuosity. Luana Struppa’s recital opens with Beethoven’s Sonata Op. 110, a work of extraordinary expressive richness, followed by Schubert’s celebrated Serenade in Liszt’s piano transcription and Liszt’s Petrarch Sonnet No. 104, in which music engages with poetic expression. The programme concludes with two masterpieces by Chopin, the Nocturne Op. 27 No. 2 and the Barcarolle Op. 60, works that reveal the piano’s remarkable ability to sing, evoke atmosphere and shape an intensely expressive musical narrative. A repertoire embracing different forms of musical expression, from the architectural complexity of the Sonata to the freedom of lyrical piano writing, revealing the instrument’s rich variety of colours and expressive possibilities.
NOTE AL PROGRAMMA
PROGRAMME NOTES
Ludwig van Beethoven
Sonata per pianoforte n. 31 in La bemolle maggiore, op. 110
Composta nel 1821 e pubblicata l'anno successivo, la Sonata op. 110 appartiene alle ultime tre sonate pianistiche di Beethoven, nelle quali il compositore raggiunge una straordinaria libertà nella costruzione formale e nell'espressione musicale. La scrittura si allontana progressivamente dai modelli tradizionali della sonata classica, trasformando il pianoforte in uno spazio di riflessione, tensione e ricerca interiore. Il primo movimento, Moderato cantabile molto espressivo, si apre con un tema di grande semplicità e dolcezza, che sembra affidare allo strumento una voce intima e raccolta. Il secondo movimento, Allegro molto, introduce un contrasto netto, fatto di energia ritmica, accenti improvvisi e gesti quasi teatrali. È però nel finale che la Sonata rivela la propria dimensione più profonda. Un recitativo conduce all'Arioso dolente, pagina di intensa desolazione, cui si contrappone una fuga costruita con straordinario rigore contrappuntistico. Dopo il ritorno dell'Arioso, la fuga riprende in forma rovesciata, acquistando progressivamente forza fino alla conclusione. Il movimento sembra così attraversare un'esperienza di sofferenza e rinascita. La complessità della scrittura non è mai fine a sé stessa: diventa il mezzo attraverso cui Beethoven trasforma una forma musicale in un percorso di profonda intensità umana.
English
Composed in 1821 and published the following year, Sonata Op. 110 belongs to Beethoven’s final three piano sonatas, works in which the composer achieved remarkable freedom of form and expression. The music moves beyond the traditional boundaries of the Classical sonata, transforming the piano into an instrument of reflection, tension and profound inner exploration. The opening movement, Moderato cantabile molto espressivo, begins with a theme of extraordinary simplicity and tenderness, giving the impression of an intimate human voice. The second movement, Allegro molto, introduces a striking contrast through rhythmic energy, sudden accents and almost theatrical gestures. The final movement, however, reveals the Sonata’s deepest expressive dimension. A recitative leads to the Arioso dolente, a passage of profound sorrow, followed by a fugue of exceptional contrapuntal craftsmanship. After the return of the Arioso, the fugue reappears in inversion, gradually gathering strength until the final resolution. The movement seems to trace a journey through suffering towards renewal. Its musical complexity is never an end in itself: Beethoven transforms the architecture of the sonata into an experience of extraordinary human and emotional depth.
Franz Schubert – Franz Liszt
Ständchen (Serenata), da Schwanengesang D. 957 – Trascrizione per pianoforte S. 560 n. 7
Tra i Lieder più celebri di Franz Schubert, Ständchen appartiene al gruppo di composizioni su testi di Ludwig Rellstab raccolte dopo la morte del compositore nello Schwanengesang, pubblicato nel 1829. La Serenata esprime il desiderio di un incontro amoroso attraverso un canto sommesso, affidato alla voce che si rivolge alla persona amata nella quiete della notte. La melodia si sviluppa con naturalezza sopra un accompagnamento leggero e regolare, creando un'atmosfera sospesa, nella quale la delicatezza del gesto musicale lascia affiorare un sentimento di attesa e inquietudine. Franz Liszt, che dedicò una parte importante della propria attività alla trascrizione dei Lieder di Schubert, trasferisce questa pagina nel linguaggio del pianoforte solo. La linea vocale rimane riconoscibile, ma viene inserita in una trama strumentale che ne amplia le sfumature timbriche ed espressive. La trascrizione non rinuncia alla semplicità dell'originale: ne mette piuttosto in evidenza la capacità di evocare, attraverso pochi elementi musicali, un intero paesaggio emotivo. Il pianoforte diventa così insieme voce e accompagnamento, conservando la naturalezza del canto schubertiano e arricchendola delle possibilità espressive della scrittura lisztiana.
English
One of Franz Schubert’s most celebrated Lieder, Ständchen belongs to the group of songs on poems by Ludwig Rellstab collected after the composer’s death in Schwanengesang, published in 1829. The Serenade expresses the longing for a meeting with a beloved through a quiet, intimate song addressed to her in the stillness of the night. The melody unfolds naturally above a delicate, regular accompaniment, creating a suspended atmosphere in which tenderness is accompanied by an underlying sense of anticipation and unease. Franz Liszt, who devoted an important part of his work to transcribing Schubert’s songs, transforms this composition into a work for solo piano. The vocal melody remains clearly recognisable, but is placed within an instrumental texture that expands its tonal colours and expressive possibilities. Rather than abandoning the simplicity of the original, Liszt reveals its remarkable ability to evoke an entire emotional landscape through a few essential musical ideas. The piano becomes both singer and accompanist, preserving the natural lyricism of Schubert’s music
while enriching it through Liszt’s distinctive pianistic language.
Franz Liszt
Sonetto 104 del Petrarca, da Années de pèlerinage, Deuxième année: Italie, S. 161 n. 5
Il Sonetto 104 del Petrarca appartiene al secondo volume delle Années de pèlerinage, dedicato all'Italia e pubblicato nel 1858. In questa raccolta Franz Liszt rielabora le suggestioni dei propri viaggi italiani, ispirandosi alla pittura, alla scultura, alla letteratura e alla poesia. Il brano nasce dal celebre sonetto di Francesco Petrarca che si apre con le parole «Pace non trovo», una meditazione sulle contraddizioni dell'amore, tra desiderio e tormento, speranza e inquietudine. Liszt ne aveva inizialmente realizzato una versione per voce e pianoforte, successivamente trasformata in una composizione pianistica autonoma. La musica conserva una forte impronta vocale, evidente nell'ampiezza della linea melodica e nella libertà del fraseggio. A momenti di intenso lirismo si alternano improvvise tensioni armoniche, slanci appassionati e passaggi di grande espansione sonora. Il pianoforte raccoglie così l'eredità del canto italiano e la trasforma in un linguaggio romantico di grande complessità. La poesia non viene illustrata letteralmente, ma rivissuta attraverso il contrasto fra emozioni opposte: il desiderio di pace e l'impossibilità di raggiungerla. È una delle pagine nelle quali Liszt mostra con particolare evidenza come il virtuosismo possa diventare uno strumento di espressione poetica, superando la semplice esibizione tecnica.
English
Petrarch Sonnet No. 104 belongs to the second volume of Liszt’s Années de pèlerinage, devoted to Italy and published in 1858. In this collection, Franz Liszt reimagines the artistic impressions of his travels through Italy, drawing inspiration from painting, sculpture, literature and poetry. The work is based on Francesco Petrarca’s celebrated sonnet beginning with the words “Pace non trovo” (“I find no peace”), a meditation on the contradictions of love, suspended between desire and torment, hope and restlessness. Liszt originally set the poem for voice and piano before transforming it into an independent piano composition. The music retains a strongly vocal character, evident in its expansive melodic lines and flexible phrasing. Moments of intense lyricism alternate with unexpected harmonic tensions, passionate outbursts and passages of powerful sonority. The piano absorbs the expressive heritage of Italian song and transforms it into a richly developed Romantic language. Rather than illustrating the poem literally, Liszt recreates its emotional contradictions through music: the longing for peace and the impossibility of finding it. This is one of the works in which Liszt most clearly demonstrates how virtuosity can become a means of poetic expression, reaching far beyond the display of technical brilliance.
Fryderyk Chopin
Notturno in Re bemolle maggiore, op. 27 n. 2
Composto nel 1835, il Notturno op. 27 n. 2 appartiene a una fase di piena maturazione del linguaggio pianistico di Chopin. Il genere del notturno, inizialmente legato a un'idea di musica intima e contemplativa, assume nelle sue mani una ricchezza espressiva e una raffinatezza compositiva del tutto personali.
La pagina si apre con un accompagnamento dal movimento regolare e delicato, sul quale si distende una melodia ampia, flessibile e profondamente cantabile. L'influenza del belcanto italiano è riconoscibile nella costruzione della frase, nella cura delle inflessioni e nella ricchezza delle ornamentazioni, che non interrompono mai il naturale sviluppo del canto. Nel corso del brano, il materiale melodico ritorna trasformato e progressivamente arricchito. La scrittura diventa più elaborata, mentre armonie e modulazioni introducono sfumature emotive sempre nuove, senza compromettere l'equilibrio complessivo della composizione. La difficoltà esecutiva risiede soprattutto nella capacità di dare naturalezza a una trama musicale estremamente raffinata: mantenere libera la linea melodica, controllare il respiro delle frasi e lasciare che il suono si sviluppi con continuità. Il Notturno diventa così un esempio della particolare arte di Chopin, nella quale la complessità della scrittura
si nasconde dietro un'apparente semplicità espressiva.
English
Composed in 1835, the Nocturne Op. 27 No. 2 belongs to a period in which Chopin’s pianistic language was reaching full maturity. The nocturne, originally associated with intimate and contemplative music, acquired an entirely personal expressive richness and compositional refinement in his hands. The piece opens with a delicate, flowing accompaniment over which unfolds a broad, flexible and deeply lyrical melody. The influence of Italian bel canto is evident in the shaping of the musical phrases, the subtle expressive inflections and the richness of the ornamentation, which never interrupts the natural continuity of the melodic line. Throughout the work, the principal musical material returns in increasingly transformed and elaborate forms. The texture becomes more intricate, while harmonic changes and modulations introduce constantly shifting emotional nuances without disturbing the composition’s overall balance. The interpretative challenge lies above all in bringing naturalness to an exceptionally refined musical texture: allowing the melody to breathe freely, shaping each phrase with sensitivity and maintaining an uninterrupted sense of musical flow. The Nocturne thus reveals one of the essential qualities of Chopin’s art, in which the complexity of musical writing is concealed beneath an apparent simplicity of expression.
Fryderyk Chopin
Barcarola in Fa diesis maggiore, op. 60
Composta tra il 1845 e il 1846, la Barcarola op. 60 è una delle opere più ampie e complesse della maturità di Chopin. Il titolo richiama il canto dei gondolieri veneziani, tradizionalmente associato a un ritmo oscillante che evoca il movimento regolare dell'acqua e dell'imbarcazione. Chopin prende spunto da questa suggestione, ma la trasforma in una composizione di straordinaria ricchezza musicale, lontana da una semplice rappresentazione descrittiva. L'accompagnamento, costruito su un movimento ritmico continuo, sostiene melodie ampie e luminose, che si sviluppano attraverso una scrittura armonica sempre più articolata. La dimensione lirica si intreccia progressivamente con una crescente intensità espressiva. Le linee melodiche si sovrappongono, il tessuto pianistico si espande e le sonorità acquistano una dimensione quasi orchestrale, fino a raggiungere uno dei momenti culminanti più intensi della produzione chopiniana. La Barcarola richiede all'interprete un equilibrio particolarmente delicato tra libertà del fraseggio e solidità della struttura, tra leggerezza del movimento e profondità del suono. A conclusione del concerto, questa pagina raccoglie alcuni degli elementi che attraversano l'intero programma: il canto, la trasformazione della melodia, il virtuosismo e la capacità del pianoforte di evocare un mondo espressivo che supera i confini dello strumento.
English
Composed between 1845 and 1846, the Barcarolle Op. 60 is one of the most expansive and complex works of Chopin’s mature years. Its title evokes the songs of Venetian gondoliers, traditionally associated with a gently rocking rhythm suggesting the movement of water and boats. Chopin draws on this musical image but transforms it into a composition of extraordinary richness, far removed from simple descriptive music. The continuous rhythmic movement of the accompaniment supports broad, luminous melodies that unfold within an increasingly elaborate harmonic structure. The lyrical dimension gradually becomes intertwined with growing expressive intensity. Melodic lines overlap, the piano texture expands and the sonority acquires an almost orchestral dimension, eventually reaching one of the most powerful climaxes in Chopin’s music. The Barcarolle demands an exceptionally delicate balance from the performer: freedom of phrasing must coexist with structural clarity, while the lightness of the rhythmic movement must be sustained by depth and richness of sound. As the conclusion to the recital, this work brings together several of the elements explored throughout the programme: melody, transformation, virtuosity and the piano’s remarkable ability to evoke an expressive world extending far beyond the physical limits of the instrument.