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SAGRESTIA DEL BORROMINI, Chiesa di Sant’Agnese (Piazza Navona), Roma
STARTING AT 5.45 PM (the concert lasts one hour)

THE MOST BEAUTIFUL MUSIC FOR VIOLIN & GUITAR

PROGRAM

di A. Vivaldi (1678-1741)
“Andante” dal Concerto per due mandolini RV 532

di P.D. Paradisi (1707-1791)
“Toccata in A major”

di Niccolò Paganini (1782/1840)
“Cantabile”

di F. Rebay (1880-1953)
Sonata in mi minore per violino e chitarra
I. Allegro ma non troppo - II. Variationen über ein kärntner Volkslied - III. Menuetto – Moderato - IV. Rondo (Finale)

di M. Giuliani (1781-1829)
"Andantino Grazioso" per Violino e chitarra Op. 74

CAPOLAVORI PER VIOLINO E CHITARRA
Un incontro tra due strumenti profondamente diversi e, proprio per questo, capaci di costruire un dialogo di particolare ricchezza. Il violino, legato alla continuità del suono e alla dimensione del canto, incontra la chitarra, strumento della risonanza, del ritmo e dell’articolazione: due nature che nel corso del programma si avvicinano, si scambiano i ruoli e trovano progressivamente un linguaggio comune. Il percorso attraversa quasi tre secoli di musica. L’Andante dal Concerto RV 532 di Antonio Vivaldi conserva la trasparenza e l’intimità di una pagina originariamente concepita per due mandolini, archi e basso continuo; la celebre Toccata di Pietro Domenico Paradisi porta invece nel duo l’energia brillante della scrittura tastieristica settecentesca. Con il Cantabile di Niccolò Paganini il violino diventa voce: la scrittura virtuosistica lascia spazio a una linea melodica semplice e distesa, nella quale la tecnica è interamente al servizio dell’espressione. Un punto di particolare rilievo del programma è Ferdinand Rebay, autore che nel Novecento dedicò alla chitarra una parte vastissima della propria produzione cameristica. Nella Sonata in mi minore violino e chitarra non sono più voce e accompagnamento, ma interlocutori alla pari. Tradizione classico-romantica, canto popolare, forma e memoria convivono così in una musica che guarda al passato senza rinunciare a una propria identità novecentesca. Il programma si conclude con Mauro Giuliani e il suo Andantino Grazioso op. 74, riportando il dialogo fra violino e chitarra alla luminosità e all’eleganza del primo Ottocento, in una scrittura nella quale equilibrio, cantabilità e naturalezza del gesto strumentale trovano una sintesi particolarmente felice.

An encounter between two profoundly different instruments which, precisely because of their differences, are capable of creating an unusually rich dialogue. The violin belongs to the world of sustained sound and song; the guitar to resonance, rhythm and articulation. Throughout the programme these two natures gradually draw closer, exchange roles and discover a shared musical language. The journey spans almost three centuries. The Andante from Antonio Vivaldi’s Concerto RV 532 retains the transparency and intimacy of a work originally conceived for two mandolins, strings and continuo, while Pietro Domenico Paradisi’s celebrated Toccata brings the brilliant energy of eighteenth-century keyboard writing into the duo. With Niccolò Paganini’s Cantabile, the violin becomes a voice: virtuosity gives way to a broad and unhurried melodic line in which technique is entirely placed at the service of expression. A particularly significant point in the programme is Ferdinand Rebay, a twentieth-century composer who devoted an extraordinary part of his chamber-music output to the guitar. In the Sonata in E minor, violin and guitar are no longer melody and accompaniment but equal partners. Classical and Romantic tradition, folk song, formal architecture and memory coexist in music that looks towards the past while retaining a distinct twentieth-century identity. The programme concludes with Mauro Giuliani’s Andantino Grazioso, Op. 74, returning the dialogue between violin and guitar to the brightness and elegance of the early nineteenth century, in music where balance, lyricism and natural instrumental expression come together with particular grace.

NOTE AL PROGRAMMA/PROGRAMME NOTES

Antonio Vivaldi
Andante dal Concerto per due mandolini in sol maggiore, RV 532
L’Andante è il movimento centrale del Concerto RV 532, scritto da Vivaldi per due mandolini, archi e basso continuo. All’interno dei tre movimenti – Allegro, Andante, Allegro – costituisce uno spazio raccolto e sospeso: passa dalla luminosa tonalità di sol maggiore del concerto al mi minore e concentra l’ascolto sul dialogo fra i due strumenti solisti. La partitura autografa è conservata nella raccolta Giordano della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.
Nella dimensione di violino e chitarra questa pagina acquista un colore diverso ma conserva intatta la propria natura dialogica. Il suono sostenuto del violino si posa sulla risonanza della chitarra e le due linee sembrano ascoltarsi reciprocamente. È una musica costruita con mezzi semplicissimi, quasi priva di gesto spettacolare: proprio per questo il suo carattere intimo diventa un modo naturale per aprire il concerto.

The Andante is the central movement of Vivaldi’s Concerto RV 532, originally written for two mandolins, strings and basso continuo. Within its three-movement design – Allegro, Andante, Allegro – it forms an intimate, suspended space: moving from the concerto’s bright G major into E minor, it concentrates attention on the dialogue between the two solo voices. Vivaldi’s autograph score survives in the Giordano collection of the National University Library in Turin.
In the sound world of violin and guitar, the music takes on a new colour while preserving its essentially conversational nature. The violin’s sustained tone rests upon the resonance of the guitar, and the two lines seem almost to listen to one another. Built from remarkably economical means and without overt display, its intimacy provides a natural opening to the concert.

Pietro Domenico Paradisi
Toccata in la maggiore
Pietro Domenico Paradisi – o Paradies, come compare frequentemente nelle fonti dell’epoca – fu compositore, clavicembalista e maestro di canto, attivo a lungo a Londra. La sua fama è legata soprattutto alle dodici Sonate di gravicembalo, pubblicate nella capitale inglese nel 1754 e ampiamente diffuse nel corso del Settecento.
La pagina conosciuta come Toccata in la maggiore è in realtà l’Allegro conclusivo della Sonata VI. Il titolo “Toccata”, divenuto popolarissimo nel Novecento, non compare nella fonte originale. È musica governata dal movimento: figurazioni rapide, chiarezza ritmica, slancio e un gusto per la brillantezza che nasce direttamente dalla tastiera. Trasferita nel mondo di violino e chitarra, questa energia assume un’altra fisionomia. L’articolazione netta della chitarra incontra l’agilità del violino e ciò che nel clavicembalo era affidato alle due mani diventa uno scambio vivo tra due strumenti.

Pietro Domenico Paradisi – or Paradies, as his name frequently appears in contemporary sources – was a composer, harpsichordist and singing teacher who spent many years in London. His reputation rests above all on the twelve Sonate di gravicembalo, published there in 1754 and widely circulated throughout eighteenth-century Europe. The piece commonly known as the Toccata in A major is actually the concluding Allegro of Sonata No. 6. The title “Toccata”, which became extremely popular in the twentieth century, does not appear in the original source. This is music driven by motion: rapid figurations, rhythmic clarity, momentum and a brilliance born directly from the keyboard. Transferred to violin and guitar, that energy takes on a different shape. The guitar’s precise articulation meets the agility of the violin, transforming what originally belonged to two hands at a keyboard into a lively exchange between two instruments.

Niccolò Paganini
Cantabile
Con Paganini il virtuosismo sembra improvvisamente farsi da parte. Il Cantabile in re maggiore, MS 109, è una pagina breve nella quale il violino è chiamato soprattutto a fare ciò che il titolo suggerisce: cantare. È interessante precisare che, nonostante il brano sia spesso eseguito anche con la chitarra, il catalogo tematico paganiniano indica che il manoscritto conservato presso la Biblioteca Casanatense di Roma è per violino e pianoforte e che non esistono prove che la versione con chitarra sia quella originaria. Nel nostro percorso questa trascrizione trova tuttavia una naturale affinità con un mondo, quello paganiniano, nel quale la chitarra occupò un posto tutt’altro che marginale. La melodia si sviluppa con la libertà di un’aria senza parole. Non interessa l’effetto spettacolare, ma la qualità della linea, il respiro, la capacità di sostenere una frase e di condurla con naturalezza. È il Paganini del belcanto: la tecnica resta altissima, ma diventa invisibile, nascosta dentro la semplicità apparente del canto.

With Paganini, virtuosity seems suddenly to step aside. The Cantabile in D major, MS 109, is a short work in which the violin is asked above all to do precisely what its title suggests: to sing. It is worth noting that although the piece is frequently performed with guitar, the Paganini Thematic Catalogue states that the manuscript preserved in Rome’s Biblioteca Casanatense is scored for violin and piano, and there is no evidence that the guitar version was the original one. Within this programme, however, the transcription finds a natural affinity with Paganini’s musical world, in which the guitar itself played a far from secondary role. The melody unfolds like an aria without words. The aim is not spectacular display but the quality of the line, its breathing and the ability to sustain and shape a phrase naturally. This is Paganini close to the world of Italian bel canto: the technique remains formidable, but it becomes invisible, concealed within the apparent simplicity of song.

Ferdinand Rebay
Sonata in mi minore per violino e chitarra
La riscoperta della musica di Ferdinand Rebay ha riportato alla luce uno dei capitoli più singolari della letteratura cameristica con chitarra del Novecento. Viennese, formatosi nella grande tradizione austro-tedesca e allievo di Robert Fuchs, Rebay fu pianista, compositore e docente. A partire dagli anni Venti sviluppò un interesse straordinario per la chitarra e per le sue possibilità cameristiche. Le ricerche sui manoscritti conservati a Vienna e nell'Abbazia di Heiligenkreuz hanno individuato più di trenta sonate o opere strutturate come sonate nelle quali compare lo strumento. La Sonata in mi minore per violino e chitarra risale al 1942. In essa la chitarra non svolge una semplice funzione armonica: partecipa alla costruzione dei temi, risponde al violino, ne anticipa o prolunga le idee. È precisamente questo dialogo paritario a rendere la scrittura di Rebay così particolare. Le note dell’incisione Eudora descrivono il suo linguaggio come una fusione fra la tradizione austro-tedesca e il patrimonio popolare, con la chitarra finalmente liberata dal ruolo di semplice accompagnamento. L’Allegro ma non troppo apre la Sonata con una scrittura ampia, lirica e insieme energica. Il linguaggio appartiene ancora alla grande tradizione romantica: il tema non è un frammento astratto, ma una vera frase, destinata a trasformarsi attraverso il dialogo dei due strumenti. Il secondo movimento, Variationen über ein kärntner Volkslied, prende come punto di partenza un canto popolare della Carinzia. È un gesto molto significativo: Rebay non utilizza il materiale folklorico come semplice citazione pittoresca, ma lo sottopone alla logica della variazione, modificandone progressivamente profilo, colore e carattere. Segue il Menuetto, indicato Moderato. La forma antica della danza viene osservata attraverso la sensibilità del Novecento e attraverso la memoria della tradizione viennese. Non è un ritorno archeologico al Settecento, ma un gioco con qualcosa di già conosciuto, ascoltato da lontano. Il Rondo finale, energicamente ritmato, raccoglie infine le diverse anime della Sonata. La scrittura diviene più mobile, a tratti virtuosistica, ma continua ad alternare slancio e lirismo. Nella successione dei ritorni del tema il duo raggiunge la propria piena identità: violino e chitarra non si accompagnano, ma costruiscono insieme la forma.

The rediscovery of Ferdinand Rebay’s music has brought to light one of the most remarkable chapters in twentieth-century chamber music with guitar. Born in Vienna and trained within the great Austro-German tradition, Rebay studied composition with Robert Fuchs and worked as pianist, composer and teacher. From the 1920s onwards he developed an extraordinary interest in the guitar and its possibilities within chamber music. Research into manuscripts preserved in Vienna and at Heiligenkreuz Abbey has revealed more than thirty sonatas or sonata-structured works involving the instrument. The Sonata in E minor for violin and guitar dates from 1942. Here the guitar does not simply provide harmonic support: it takes part in the creation of themes, answers the violin and sometimes anticipates or extends its ideas. This equality of dialogue is one of the most distinctive qualities of Rebay’s writing. The notes accompanying the Eudora recording describe his language as a meeting of Austro-German compositional tradition and folk music, with the guitar freed from its customary role as mere accompaniment. The opening Allegro ma non troppo combines breadth, lyricism and energy. Its musical language remains closely connected to the Romantic tradition: a theme is not merely an abstract motif but a true melodic phrase, destined to evolve through the conversation between the two instruments. The second movement, Variationen über ein kärntner Volkslied, takes a Carinthian folk song as its starting point. Rebay does not treat folk material as picturesque quotation; instead, he subjects it to the logic of variation, gradually changing its profile, colour and character. The Menuetto, marked Moderato, follows. The ancient dance form is seen through a twentieth-century sensibility and through the memory of the Viennese tradition. It is not an archaeological return to the eighteenth century, but rather a dialogue with something already familiar, heard from a distance. The rhythmically energetic final Rondo gathers together the Sonata’s different characters. The writing becomes more mobile and at times virtuosic, while continuing to alternate momentum and lyricism. Through the recurring rondo theme, the duo finally reveals its full identity: violin and guitar do not accompany one another; together, they create the form.

Mauro Giuliani
Andantino Grazioso per violino e chitarra, Op. 74
Con Mauro Giuliani il programma ritorna al primo Ottocento e a uno dei protagonisti fondamentali della storia della chitarra. L’Andantino Grazioso è l’ottavo brano delle 16 Pièces faciles et agréables, Op. 74, raccolta per flauto o violino e chitarra pubblicata a Vienna nel 1816. La possibilità di affidare la parte melodica indifferentemente al flauto o al violino appartiene a una pratica cameristica assai diffusa all’epoca e lascia alla chitarra un ruolo essenziale nella costruzione dell’equilibrio sonoro del duo.
Il carattere indicato dal titolo è già una dichiarazione poetica: Andantino Grazioso. La musica procede con naturalezza, senza cercare l’effetto virtuosistico, affidandosi alla chiarezza della frase e all’eleganza del gesto. Il violino conduce il canto mentre la chitarra ne sostiene il movimento e la respirazione, ma il rapporto fra i due strumenti rimane costantemente vivo. Dopo l’ampiezza e la densità della Sonata di Rebay, Giuliani riporta il duo a una dimensione più raccolta e luminosa. È un ritorno alla semplicità solo apparente della forma classica, nella quale misura, equilibrio e cantabilità diventano il centro dell’espressione.

With Mauro Giuliani, the programme returns to the early nineteenth century and to one of the central figures in the history of the guitar. The Andantino Grazioso is the eighth piece in the 16 Pièces faciles et agréables, Op. 74, a collection for flute or violin and guitar published in Vienna in 1816. The possibility of assigning the melodic part to either flute or violin reflects a widespread chamber-music practice of the period, while the guitar plays an essential role in shaping the balance of the duo.
The character indicated by the title is already a poetic statement: Andantino Grazioso. The music unfolds with natural ease, without seeking overt virtuosity, relying instead on clarity of phrase and elegance of gesture. The violin carries the song while the guitar supports its movement and breathing, yet the relationship between the two instruments remains constantly alive. After the breadth and density of Rebay’s Sonata, Giuliani brings the duo back to a more intimate and luminous dimension. It is a return to the apparent simplicity of Classical form, where proportion, balance and lyricism become the heart of expression.

E prima di concludere, una piccola sorpresa fuori programma: un ultimo incontro musicale, inatteso, che ci conduce verso il tango.
And before the concert comes to an end, a small off-programme surprise: one final, unexpected musical encounter leading us towards the world of tango.

Adrien Politi
Tango Sonata per violino e chitarra
A conclusione del percorso, il concerto si apre a un linguaggio diverso, nel quale violino e chitarra ritrovano una delle dimensioni più profonde della loro relazione: quella del ritmo, della danza e del tango. Adrien Politi, chitarrista e compositore argentino nato a Rosario nel 1957, appartiene a una generazione inevitabilmente cresciuta nel confronto con l’esperienza di Astor Piazzolla. La sua scrittura accoglie l’eredità del nuevo tango, ma la conduce verso un linguaggio personale, nel quale energia ritmica, ricerca timbrica e attenzione alla forma convivono in equilibrio. Nella Tango Sonata violino e chitarra diventano protagonisti di un dialogo serrato, capace di alternare slancio, canto e tensione. Nei movimenti proposti in concerto — Rebelde, Nostalgico e Camorrero — il tango assume ogni volta un carattere diverso. Rebelde ne mette in primo piano l’irrequietezza e l’energia; Nostalgico apre uno spazio più intimo, legato alla memoria e alla malinconia; Camorrero riporta in primo piano il gesto, l’accento ritmico e una vitalità quasi provocatoria. Violino e chitarra sembrano particolarmente adatti a questa alternanza: il violino può passare dal canto alla tensione, dalla morbidezza all’attacco; la chitarra può essere armonia, percussione e impulso ritmico. Politi sfrutta entrambe queste nature, costruendo una musica nella quale i due strumenti non si limitano ad accompagnarsi, ma partecipano insieme alla definizione del ritmo, del colore e della forma. Dopo il lungo percorso del concerto, dal Settecento alla Vienna di Rebay, il tango non appare quindi come una deviazione, ma come un nuovo approdo del dialogo fra i due strumenti: un altro modo di trasformare il canto in ritmo e il ritmo, ancora una volta, in canto.

At the end of the journey, the concert opens onto a different musical language, one in which violin and guitar rediscover one of the deepest dimensions of their relationship: rhythm, dance and tango. Adrien Politi, an Argentine guitarist and composer born in Rosario in 1957, belongs to a generation inevitably shaped by the experience of Astor Piazzolla. His writing embraces the legacy of nuevo tango while developing a personal language in which rhythmic energy, timbral exploration and formal clarity coexist. In the Tango Sonata, violin and guitar become equal protagonists in an intense dialogue that constantly moves between momentum, lyricism and tension. In the movements performed in this concert — Rebelde, Nostalgico and Camorrero — tango assumes a different character each time. Rebelde foregrounds its restless energy; Nostalgico opens a more intimate space shaped by memory and melancholy; Camorrero restores gesture, rhythmic accent and an almost provocative vitality. Violin and guitar are particularly well suited to these contrasts. The violin can move from song to tension, from softness to attack; the guitar can become harmony, percussion and rhythmic impulse. Politi draws on all these possibilities, creating music in which the two instruments do not merely accompany one another but contribute equally to rhythm, colour and form. After the concert’s long journey, from the eighteenth century to Rebay’s Vienna, tango therefore feels not like a digression but like a new destination for the dialogue between these two instruments: another way of transforming song into rhythm and rhythm, once again, into song.
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